Ognuno di noi, nel proprio lavoro, così come nella quotidianità vive l’ordinario come la normalità, nell’attesa di un qualcosa di eccezionale che da pura casualità diventi motivazione.

La partecipazione ad un evento denominato Straordinario porta quindi, molte aspettative prima tra tutte quella di uscire per qualche ora fuori per così dire dagli schemi.

Ed in effetti l’aria che si respirava era straordinaria. Ma è curioso anche capire cosa rappresenta per un cuoco o chef che dir si voglia, la partecipazione ad un evento così rinomato e attuale. Vivere il proprio lavoro esclusivamente tra i fornelli delle grandi cucine, nei propri ristoranti e con le proprie abitudini si è bello, è funzionale ma l’effetto che ti da il sorriso e la soddisfazione del tuo ospite che davanti a te in live ti manifesta la gioia di degustare il tuo piatto, è impagabile.

Bè, in una manifestazione così di rilievo è importante anzitutto lasciare contenti gli ospiti, ma non meno importante è regalare un momento, un ricordo ai professionisti, tra cuochi, sommelier, cantine, che si sono prodigati per la realizzazione di quella serata. Curioso infatti è anche osservare le differenze tra un’organizzazione e l’altra o il modus in cui si approcciano a sistemare la propria mis en place, con quel tocco di personalità che dà il senso al cooking. Chi esponeva orgoglioso un piatto con la propria firma, o chi sceglieva di far degustare una pietanza legata alle origini etniche dello chef, o ancora chi esprimeva l’amore per una materia in particolare, con pietanze irreplicabili e speciali.

Da tutto questo si comprende facilmente, quanto sia importante la collaborazione e la disponibilità che per Straordinario, i patron di Barone di Villagrande a Milo, hanno dimostrato, aprendo le porte di una location così naturale e magica, per una notte, ove una volta entrato dimentichi tutto e riesci ad essere assorbito completamente da quella scia di profumi, incantevole nella sua semplicità.

Milo che con i suoi appena settecento abitanti, grazie ai tesori che naturalmente possiede, visitata da centinaia di turisti attirati da manifestazioni così interessanti come Straordinario che inevitabilmente danno luce a tutto ciò che lo circonda.

Barone di Villagrande, trecento anni di storia, cambiata, innovata ma sempre autentica, un magnifico ritratto di dieci generazioni che con passione e fervore hanno portato avanti origini e rispetto per la tradizione, rendendo onore ai tanti sacrifici compiuti dai propri avi.

Ed il risultato è sorprendente, una cantina con vini che esprimono al massimo i profumi della terra in cui si sviluppano, una cucina autoctona guidata dall’esuberante professionalità di Giulia Carpino, sicula di sangue e soprattutto nei suoi piatti.

Ogni giorno raccolgo ciò che di fresco mi offre il mio orto, e poi quanto amo quest’angolo di erbe aromatiche che mi aiuta a donare alle mie pietanze quel profumo che tanto voglio trasmettere” ci racconta Giulia mentre entusiasta ci fa visitare la sua bellissima cucina, grande al punto giusto con tutti i comfort da lei desiderati, “perfino i led che si allungano e mi fanno guardare da vicinissimo i miei piatti

Un Wine resort, appunto fuori dal comune, ove i propri ospiti non prescelgono i menù ma si affidano all’amore ed alle sapienti mani della Chef che prepara ciò che più di tutto può dare risalto ai vini degustati.

Il tutto in una sala ristorante realizzata con del legno di antiche botti che riportano segni di un incendio che colpì la falegnameria incaricata di realizzarli.

Straordinario non poteva scegliere location diversa da questa, ne siamo certi.

Andrea Graziano, Noemi e tutto il suo staff perfetti in tutto, disponibili e vicino ad ogni chef, con il cuore e soprattutto praticamente.

Un incontro tra colleghi, giornalisti alcuni dei quali non si incontravano da tempo una gioia vederli insieme, mentre scattavano foto e scambiavano consigli e racconti degli ultimi tempi passati lontani.

Per l’occasione lo chef Alfio Visalli, collaborato dalla creativa e competente Valentina Rasà segna il cuore degli ospiti con un tripudio di eccelsi sapori nostrani.

Ficu bianca ammuttunata, è questo il piatto preparato in postazione Blu Lab Academy, una scelta tradizionale ma rivisitata, con leggere e nuove contaminazioni.

Tutto pensato e selezionato, partendo proprio dal pane.

Un bruschettone con aglio di Voghiera DOP, sopra il quale venivano adagiati i fichi bianchi precedentemente rosolati con cipolla bianca di Giarratana, aromatizzata da pepe nero lungo, un croccante di mandorle tostate ed una spolverata di Bottarga di Tonno Rosso, olio Zammara, nocellara dell’Etna.

Il tutto servito su un piatto biodegradabile, linea Tu si Bio.

Ed infine, proprio perché la golosità ed il palato si stimolano anche con i profumi, a chiudere il piatto una vera essenza di gin di origini brasiliane dalle note floreali e agrumate. Una chicca che merita la lode.

I premi assegnati dalla critica meritatissimi e condivisi da tutti i colleghi e dagli ospiti.

Un’ esperienza vissuta in pieno con entusiasmo ed energia, grazie all’invito di Andrea Graziano aperto propugnatore della qualità in tutte le iniziative che lo vedono protagonista, ed al quale rivolgiamo i nostri più positivi auspici per i progetti sviluppati, già di grande successo.

Grazie dallo chef, e da tutto lo staff!

La redazione

(Roberta Romano)